Prof. Keng's profile◄♫۞.:~Vάℓєא™~:.۞♫►PhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    November 12

    Il Sistema...

    È morto un ragazzo.
    Chi volesse leggere tutte le notizie del caso, basta che vada a digitare gabbo dj su un qualunque motore di ricerca. È l’ora dello spreco delle parole, l’ora del cordoglio sulla sua pagina di 
    myspace dove si sprecano i commenti, l’ora della rabbia per la strada.
    È morto un ragazzo, gli hanno sparato.
    Rabbia perché un poliziotto con dieci anni di servizio sulle spalle ha estratto la pistola per sedare una stupida lite al di là di due carreggiate dell’autostrada, rabbia perché non ha nessun senso sparare contro una macchina dopo che la scazzottata è già finita, rabbia perché in Italia la polizia non spara neanche se uno non si ferma ad un posto di blocco, figurarsi in un’occasione del genere.
    È morto un ragazzo, gli hanno sparato, andava ad una partita di calcio.
    E così qualcuno ha pensato che fosse troppo. Un governo inesistente che litiga con se stesso, il lavoro sempre più instabile, le tasse sempre più pesanti, e il caro-gregge, e le multe, e la ragazza che ti lascia e il capo che ti pressa…hanno ucciso un ragazzo, chi era? Un laziale! Ma chi l’ha ucciso? Un poliziotto di merda l’ha ucciso! Ah sì? Ora basta, spacchiamo il culo a tutti!
    Il sangue richiede sangue. E così i tifosi si sono alleati contro la polizia bastarda, quegli stessi poliziotti che campano con lo stipendio minore di quello di un dipendente statale che fa uno sciopero al mese, ma loro lo sciopero non possono neanche pensarlo. Gli stessi poliziotti che si devono adeguare sempre ad ogni situazione, che se sparano ad un qualunque delinquente perché essi stessi in pericolo di vita, rischiano poi il processo per eccesso di legittima difesa. Gli stessi poliziotti che vivono come tutti noi, che anche loro avrebbero voglia di pigliare a calci in culo qualche superiore o tutti i politici, ma che non possono, hanno firmato un contratto e devono vivere con il loro lavoro, sempre meno redditizio dalle casse statali e sempre più deplorato dalla massa.
    È morto un ragazzo, gli hanno sparato, andava ad una partita di calcio, è stato un tragico sbaglio.
    Chissà cosa è passato per la testa di chi ha sparato. O spari in aria o spari ad altezza uomo, non ci sono mezze misure in questo campo. Da oltre trenta metri e con un’autostrada di mezzo ha colpito la gola di un ragazzo che stava già nella sua automobile, con i suoi amici, cazzo, abbiamo fatto a botte, di là c’è la pulla, meglio andare prima che ci facciano perdere la partita per questa stronzata.
    Chissà cosa gli è passato per la testa al poliziotto. Che fossero terroristi? Black Block? La mafia? Chi lo sa, ma di certo si può immaginare che non avesse mirato, che non si fosse appostato con la pistola d’ordinanza a calibrare il vento e la macchina in movimento. E sappiamo che ha commesso un grave errore che dovrà pagare davanti ai famigliari e alla giustizia che ha sempre servito. E sappiamo che anche lui ha una famiglia e che non ha pensato di diventare un assassino, non ha pianificato un delitto e che, molto probabilmente, piangerà di un errore che ha tolto una vita e che ha rovinato molte altre. Anche la sua.
    È morto un ragazzo, gli hanno sparato, andava ad una partita di calcio, è stato un tragico sbaglio, ma non interessa a nessuno ora.
    Non si parla di calcio qui. Non è il calcio sotto accusa oggi. Sbagliano i politici, sbagliano i media ad accusare tifosi per le sommosse o a ricamarci il servizio strappalacrime e sbaglia chi crede che è un’altra giornata di lutto per lo sport. Non è il calcio, no. Possibile che a nessuno passi per la testa che è bastata una scintilla per scatenare una sommossa che non ha differenze di bandiera? Qui lo sbaglio è l’istituzione. Siamo tutti sempre più indignati e oggi qualcuno ha detto basta, non mi importa di chi è la colpa, oggi spacco tutto. E molti l’hanno seguito. Una banale scintilla che poteva essere evitata, potevano non prendersi a pugni, poteva non sparare, poteva essere una giornata di sole e basta. Si potrebbero prosciugare fiumi di inchiostro al riguardo. Lo scontento popolare è la paglia dove viviamo, nella cantina d’Europa chiamata Italia. Uno sbaglio clamoroso è il fuoco. Tutto previsto, tutto altamente prevedibile e tutto ora condito da ipocrisia da una parte e violenza dall’altra.
    Oggi però è morto un ragazzo di nome Gabriele Sandri, anni 28, chiamatelo Gabbo Dj, amava la musica ed il calcio. Basta con le polemiche inutili e le parole preconfezionate, è già un fatto grave di per sé, non serve altro.
    Un pensiero a lui e a tutti suoi cari. E a tutti quelli che sono morti per l’assurdità della vita

    Addio Gabbo!"bella lò... ho appena finito di suonare, ora vengo a portare la Lazietta alle stelle lì a Milano! Gabbo"
     
    .................................................................................................................................................................................................................